2016 - Mimma Pasqua: Una ricerca indiziaria - nicoletta veronesi

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Si attraversa l’ampio cortile di un complesso industriale recuperato con intelligenza ad uso abitativo e la presenza dell’acqua è subito avvertibile in una cascata creata ad arte perché si riversi su un relitto ferroso. Memoria di una fabbrica che non c’è più. Poi si cammina su una griglia metallica al di sotto della quale scorre un piccolo canale prima di arrivare davanti al giardinetto, che lascia intuire una cura libera di piante e aiuole, e che precede la casa. C’è un silenzio avvolgente interrotto solo dal verso di un colombo. Il pensiero corre alle case inglesi precedute dal giardino animate dallo stesso silenzio. La presenza della natura si nota anche all’interno della casa suggerita da composizioni di rami che si intrecciano decorati da carte e fili colorati. Un grande tavolo serve anche per il lavoro e, appesi alle pareti quadri di varie misure alcuni dei quali coloratissimi; divani e poltrone in tinte chiare. L’ambiente è ben illuminato dalla luce che entra dalla porta a vetri: l’impressione è quella di un dinamismo creativo e di amore per i colori. Penso che la conoscenza dell’opera di un artista debba partire da una ricerca indiziaria come quella di un detective. Si ascolta una storia, si osservano particolari, si colgono elementi, si fanno connessioni, si memorizza. Un’analisi solo tecnica dell’opera che prescindesse da tutto questo correrebbe il rischio di trasformarsi in un lavoro di schedatura e incasellamento, in quanto l’opera stessa rappresenta anche il momento di un percorso dell’Io che cerca risposte e ottiene domande perché scava nell’insondabile ed è una sosta creativa di una vicenda che appartiene certamente al mondo dell’arte, ma che nasce dalla confluenza di fattori di conoscenza e sostrati affettivi. La fantasia, quella che anima le fiabe, è uno degli elementi caratterizzanti il lavoro di Nicoletta Veronesi. Perché è di lei, artista, che si parla e si racconta. È la fantasia che presiede alle sue sculture e che le fa rivestire una giraffa di peperoncini o le fa colorare di nero un cervo e lo fa brillare di luce stellare. L’opera tutta della Veronesi ha, a mio avviso, un carattere e un andamento narrativo e i titoli sono indicativi al riguardo: “La guardiana del fiume”, “L’evaso”, “Fairy”, “Gli Elfi ballano d’inverno”. Un mondo simbolico che si esprime per metafore visive che ben si potrebbero tradurre in versi poetici. Si è detto dell’acqua, dell’elemento che accompagna il percorso che porta alla sua casa e non è casuale che la si ritrovi anche nelle sue opere. Ne “La guardiana del fiume” una donna/dea e regina si erge a guardiana dell’acqua, di cui viene evocata la preziosità da proteggere da violazioni. È l’acqua di un grande e vasto fiume e l’immersione della dea non è totale, ma suggerisce quasi una nascita per emersione, in cui va mantenuto il contatto con l’elemento salvifico e ancestrale portatore di vita. La padronanza della tecnica digitale è evidente, ma il rischio di un distacco dal reale è scongiurato dall’uso di fibre di lana e di seta che la Veronesi inserisce in alcuni punti dei suoi lavori in modo che diventino trama con la superficie. È il richiamo ad una manualità mai abbandonata che si nutre e si compiace di un domestico sentire. “Free soul” (attualmente in esposizione al MAM di Cosenza) lascia immaginare l’antro di una caverna e l’acqua stagna da cui si erge la donna/regina rivestita d’oro. Dietro di lei campeggia l’uomo nero incatenato mani e piedi perché sia reso inoffensivo. Sta lontano da me/ nero demonio dai rossi capelli/ perché io emerga/ pregna di splendore. L’uomo nero, simbolo delle paure infantili e di ciò che è oscuro e perciò temibile, compare anche in altre opere quasi ad esorcizzare il pericolo che il suo prevalere possa limitare o annullare la fertilità creativa. L’opera è un tutto concluso dalla delimitazione della cornice con suggestioni claustrofobiche che prefigurano l’idea di una fuga con una interruzione della stesura della cornice stessa e da cui l’acqua si immagina defluire liberamente. I fiori sparsi qua e là conferiscono all’insieme un carattere decorativo, che, mantenendosi a distanza dall’effetto Kitsch, ne accentua l’aspetto fiabesco. Osservando l’opera si viene attratti dalla lavorazione a ricamo data dall’uso della penna 3D Doodler che lascia plastiche tracce colorate e che denota la predilezione dell’artista per una tecnologia coniugata con l’amore per il fatto a mano di antica memoria. Il rosso è il colore che appare di frequente con le sue connotazioni vitali, ma anche con l’ambiguità di senso che lo associa al sangue. Ne “Lo sguardo dell’altro” diventa luce dell’occhio protettivo che veglia e rassicura lasciando individuare forme e cose nel buio della notte. Così ne “L’evaso” è sfondo per la nera silhouette che richiama graffiti preistorici e che a passo di danza fugge da una spirale costrittiva e in “Rosso vivo” finisce per coprire il corpo della donna/gorgona e degli alberi con il suo potere contaminante di vitalità “selvaggia” che trova nella natura il suo habitat naturale. Il verbo ballare che compare in alcuni titoli come il “Gli Elfi ballano d’inverno” testimonia la leggerezza, che non è superficialità, ma gioia di vivere e grazia e vitalità con cui l’artista affronta la quotidianità del vivere e il suo lavoro e del senso di libertà ricercata che sempre lo accompagna. Esaminando e comparando le opere nel corso del tempo si impara a conoscere lo stile. Quello che in letteratura è il ritmo per cui si potrebbe cadenzare un racconto con l’accompagnamento di uno strumento e dargli il tempo. Un’intima musicalità che ha qualcosa di misterioso perché scaturisce dalla modalità di essere quel che si è. Un insieme originale e irripetibile che si coltiva con prove ed errori, lavoro caparbio e costante, traguardi raggiunti e superati e che si alimenta dell’insoddisfazione e del dubbio. Un segno essenziale e sommario, volutamente schematico, quello della Veronesi che sembra riportare ai primordi di un’infanzia favolosa. I suoi personaggi, nati dalla fantasia come in un gioco, non abbisognano di alcun realismo. La sua è una ricerca ontologica che si traveste della nostalgia del riparo e della protezione per trovare la forza di una venuta al mondo ogni volta rinnovata nello splendore della luce. Si è fatto tardi. La sera ha invaso la stanza senza che ce ne accorgessimo. Un’atmosfera propizia alle ombre, agli esseri incorporei che emergono dalle acque e che con larghe ali danno ad intendere la loro natura angelica (“Angelo”) o grigie sagome che inavvertite nascono all’alba senza volto. Fantasmi che chiedono d’esserci (“Spiriti all’alba”). I rumori appena percettibili cessano; solo un alito di vento e poi il silenzio. Una tristezza liquida senza colore e trasparente per dare spazio al pensiero, alla caducità delle foglie nel sentie                                                                                                                                                                            Per costruire un senso                                                                                                                                                                                                                                                     Mimma Pasqua (Cosenza, 2-5-2016)             


A circumstantial research

Crossing the large courtyard of an industrial complex, restored with intelligence for residential use, the presence of water is immediately noticeable in a waterfall designed so that it pours onto a ferrous wreck. The memory of a factory that no longer exists. Then you walk along a metal grid path, under which flows a small stream, before arriving in front of the garden which suggests a free care of plants and flower and that precedes the house. There is an enveloping silence broken only by the sound of a nearby pigeon. Our thoughts turn to the English houses anticipated by gardens, animated by the same silence. The presence of nature is also noticeable inside the house, suggested by compositions of intertwined branches, decorated with papers and colored threads. A large table is also used for work and, on the walls, paintings of various sizes, some of which are very colorful; sofas and armchairs in light colors. The room is well lit by the light coming through the glass door: the impression is that of a creative dynamism and love for colors. I think that the knowledge of the work of an artist should start from circumstantial research like that of a detective. We listen to a story, observe details, capture elements, make connections, memorize. A mere technical analysis of a work of art that eschews from all this would run the risk of turning into a job of cataloging and pigeonholing, being the work of art itself also a representation of a moment of an individual path. It’s a search for answers although receiving questions, an excavation into the unfathomable and a creative pause of a story that certainly belongs to the art world, but which arises from the confluence of factors of knowledge and emotional substrates. Fantasy, that one which animates fairy-tales, is one of the key features of Nicoletta Veronesi’s work. Because it’s about her, the artist, which it’s told and recounted. It is fantasy that presides over her sculptures and that makes her cover a giraffe with chilies or to paint a deer in black and make it shine with starlight. Veronesi’s whole work has, in my view, a narrative character and course. The titles are indicative in this respect: "The guardian of the river", "The escaped", "Fairy", "The elves dance in the winter" A symbolic world, expressed with visual metaphors that could very well translate into poetic lines. I talked about water, the element that accompanies the path leading to her house and it is not accidental that is also found in her works. In "The guardian of the river," a woman / goddess and queen erects herself as a guardian of the water, of which is evoked the preciousness, to be protected against abuses. It is the water of a great and vast river; the immersion of the goddess is not total, it almost suggests a birth by emerging, maintaining the contact with the salvific and ancestral element carrier of life. The mastery of digital technology is clear, but the risk of a detachment from reality is averted by the use of some wool and silk fibers that Veronesi inserts in her composition so that it becomes the weave of the surface. It’s a recall to a never abandon manual practice, which is nourished and delighted by a domestic feeling. "Free Soul" (currently displayed at MAM of Cosenza) induces to imagine the hole of a cave and the still water from which the woman / queen rises covered of gold. Behind her stands the black man chained hand and foot, to be transformed into being harmless. Stay away from me / black demon with red hair / so that I can emerge / full of splendor.The black man, symbol of childhood fears and of what is dark and therefore terrible, also appears in other works almost to exorcise the danger that its prevalence may limit or cancel the creative fertility. This piece is concluded by the delimitation of a frame with claustrophobic suggestions that prefigure the idea of an escape with an interruption of the frame itself from where water is imagined to flow freely. Flowers are scattered here and there giving to the whole a decorative character that, keeping a distance from the Kitsch effect, accentuates the fairy-tale atmosphere. With a close look at the piece, one is attracted by the embroidery-like aspect given by the use of the 3D Doodler Pen creating colored plastics traces. This indicates the artist's preference for a combination of technology with the love for the “hand made” of ancient memory. Red is the color that appears frequently with its vital connotations but also with the ambiguity of its meaning associated with blood. In "The look of the other" the color red becomes the light of the protective eye which vigilant and reassuring allows shapes and things to be identified in the dark of the night. In "The Escaped" it becomes background for the black silhouette that recalls prehistoric graffiti, dancing and running away from a constrictive spiral. In "Live red” it ends up covering the gorgon woman's body and the trees with its contaminating power of "wild" vitality which finds in nature its natural habitat. The verb dance which appears in some titles such as "The Elves dance in winter", is witness of lightness, which is not superficiality, but joy of life and grace and vitality with which the artist lives her everyday life and her work. The sense of freedom is constantly present. By examining and comparing the works of art over time you learn to know the style. What in literature is the rhythm so that one could punctuate a story with the accompaniment of a instrument and give it the pace. Intimate musicality that has something mysterious because it springs from the mode of being what one is. An original and unique ensemble cultivated with trials and errors, stubborn and constant work, achieved and surpassed goals, fed with dissatisfaction and doubt. Veronesi’s sign is an essential and abstract one, deliberately schematic. It seems to look back to the beginnings of a fabulous childhood. Her characters, born from imagination as in a game, do not require any realism. The research is ontological and it’s disguised with nostalgia for refuge and protection longing to find the strength to come to the world renewed each time in the splendor of light. It's late. The evening has invaded the room without us noticing. A propitious atmosphere for the shadows, for the incorporeal beings emerging from the waters with large wings unfolding their angelic nature ("Angel") or gray shapes being born at dawn, unnoticed and faceless. Ghosts who ask to be there ("Spirits at down"). The barely perceptible noises cease; only a breath of wind, and then silence. A liquid colorless transparent sadness giving space to thought, to the transience of the leaves in the path.                                                                  Building a sense.                                                                                                                                                                                                             Mimma Pasqua  (Cosenza 1-5-2016)


                                                                       






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